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Cetara

CETARA

 

     La strada è larga. Appare, imponente, la torre Vicereale: siamo ormai a Cetara, ai piedi del Falerio

"...l’insieme del paese ha un carattere così esotico, che non si sarebbe mai pensato di essere al centro dell’Europa..."(Gregorovius).

 Pare che il tempo stesso si sia fermato. Bianche casette, basse, a cupola; stretti vicoletti, quasi corridoi d’areazione; minuscole spiaggette; barche, azzurre, bianche, tirate sulla spiaggia; l’atmosfera tranquilla..: un gioiello discreto, da scoprire.

Di origine etrusca, deve il nome ai "Cetari", i formidabili cacciatori di tonni.

Ultima città della confederazione Amalfitana, coi Normanni passò all’Abbazia di Cava de’ Tirreni o, più precisamente, a Santa Maria de Irchi (Erchie), dov’era il "Soprintendente del Mare" dell’Abbazia. Dal 1685 la vita cetarese ebbe nei Francescani un essenziale punto di riferimento pedagogico, culturale e morale. La loro presenza è testimoniata dall'imponente complesso monumentale conventuale, nel quale attualmente, accanto alla Chiesa di San Francesco con annessa Confraternita.

Ignota al grande turismo, Cetara rimane legata alle origini. Qui staziona infatti, la più attrezzata flotta peschereccia del circondario:dall’Adriatico al canale di Sicilia, costantemente a caccia dei prelibati tonni e pesci spada. Sotto costa invece, tocca alle alici, i cui filetti, messi sott’olio o sotto sale, portano lontano l’odore del mare. Ottimi i limoni.Da non perdere la rinomata "colatura di alici", rielaborazione alto medioevale del "GARUM" romano ultimamente riproposta come prezioso elemento tipico della ristorazione locale.

Da vedere il centro cittadino, bellissimo nella sua semplicità e, la Chiesa di S. PIETRO. Di impianto romanico, eccetto il campanile, medievaleggiante, venne interamente rifatta nel XVIII sec. All’interno, pregevoli opere d’arte e la tomba dell’eroico figlio Grandonetto Aulisio. Suggestive la processione navale in onore del Santo, il 29 giugno e, la notte dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, allietata dal sapore di piatti ormai dimenticati e dal fracasso dei petardi esplosi tra i vicoletti.

Attraversato il paese, la strada riprende quota. Passiamo per valloni, gole, rientranze, profili aridi, taglienti. L’uomo vi ha sistemate viti, olivi, e terrazzi di limoni. L’ennesimo vallone, di San Nicola, che precipita dall’Avvocata: ci appare Erchie.

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